donne nel mito

Com'era facile da bambino credere agli dei, così vicino al mare e al vento che soffiava dai vulcani all'orizzonte. Ricordo ancora le favole antiche che la nonna mi raccontava sulla soglia del balcone, tra le piante di basilico, sotto i raggi azzurri della luna. Ricordo i colori del giorno e del crepuscolo che accendevano di bagliori sempre diversi le dorature della tappezzeria; quelle storie, quelle immagini di dei ed eroi, così fortemente evocate, quei colori e il profumo della campagna di notte, si sono impressi in modo indelebile nella mia memoria. Cos'è il mito se non il tentativo di cogliere il mistero dell'esistenza, dunque cosa c'è di più reale del mito? “Conosci te stesso” si leggeva sull'architrave del santuario di Apollo a Delfi, ed è questo il tema ispiratore di tutta la mitologia greca, presente in modo particolare nel mito del labirinto. Il mio viaggio inizia da lì, dalla casa di Asterione: il Minotauro, nato da amplessi sacrileghi, lo immagino come Borges lo ha descritto, abitante di una casa con un numero infinito di porte aperte giorno e notte, mentre attende come un redentore qualcuno che lo liberi dalla solitudine. E quanta parte ha avuto la donna nella mitologia! E' su di essa, sulla sua bellezza, e sulla sua natura che ho concentrato il mio interesse.

Celebro la bellezza della donna e l'eros che non è mai disgiunto da thanatos: ecco Persefone nel suo profondo regno erotico e luttuoso, mentre protende la mano per prendere la melagranata cresciuta nei giardini tenebrosi, legandosi così per sempre ad Ade. Celebro il potere di seduzione della donna, ripenso a Elena, la più bella tra le mortali, Elena mentre scopre il seno perfetto indebolendo la volontà di Menelao che aveva giurato di ucciderla, Elena traditrice che segnala con una lampada dalla sua stanza il momento propizio per l'attacco degli Achei. Fecondazione e morte, donne insidiose e fatali, divoratrici di uomini come le Sirene, che nella bonaccia di mezzogiorno, l'ora dei colpi di sole e degli incubi, attirano con i loro canti lamentosi eroi e marinai che passano vicino alla costa e come mantidi, dopo averli stretti nell'amplesso, li sbranano con ferocia facendo cadere le loro ossa sugli scogli. Chi sei splendida fanciulla adagiata sul sepolcro nel Camposanto di Pisa? Per me ha le tue fattezze la donna nel sogno di Pigmalione, un sogno da adolescente che nella notte implora la dea dell'amore affinché trasformi un freddo simulacro di avorio in un caldo corpo da stringere e improvvisamente sente il calore della vita fluire nelle membra ancora rigide di Galatea. Come scrisse un antico: “queste storie non avvennero mai, ma sono sempre”, in quei fatti così scandalosi vive la forza eterna del mito, vivono le nostre radici.

Nello Colavolpe

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